Promozionissima

«Se in passato l’arte era vista come la cosa più elitaria di tutte, oggi invece deve aprirsi al mondo, essere accessibile a tutti. Del resto, non esistendo più mecenati, questi artisti dovranno pur trovare di che vivere, no?»

La Torino Art Week – la settimana, o poco meno, che una volta l’anno inspira e coinvolge tutta la città – è ormai passata, si è conclusa il 6 novembre. Ma a noi manca già. Perché nell’ordine è:

🟢 Fighissima
🟢 Sponsorizzatissima
🟢 Ispiratissima
🟢 Divertentissima

Se ve lo state chiedendo, no, non abbiamo deciso di parlare per superlativi per caso. Questa settimana dedicata all’arte si sviluppa da Artissima, la principale fiera d’arte contemporanea in Italia fondata nel 1994. La scelta del superlativo –issima è diventato in breve tempo iconica, portando alla nascita di alcune rassegne collaterali che sfruttano la stessa tecnica e traendo beneficio in termini di promozione: durante la Torino Art Week 2022 quindi non abbiamo assistito solo ad Artissima ma anche a Paratissima, Diffusissima, Poverissima. È un’epidemia di superlativi? No, è marketing. Il marketing dell’arte. E qui vi spieghiamo perché funziona (e serve) e qual è il suo grande obiettivo.

AndreaA / Depositphotos

Marketing dell’arte. Cos’è e come funziona

Tutti gli strumenti di marketing per la promozione (o promozionissima) di contenuti d’arte e cultura. L’obiettivo? Coinvolgere il pubblico e vendere/creare un brand specifico. In questo caso potremmo dire che l’arte è trattata come tutti gli altri beni e servizi che promuoviamo tutti i giorni sul mercato. Be’, no, non proprio.Nel marketing tradizionale, l’azienda/brand spesso non conosce la propria anima – il concept – e non sa quali sono i plus da vendere sul mercato per raccontare la sua storia. È compito di chi si occupa della promozione del brand creare qualcosa di nuovo per raccontare quella storia al pubblico. È quello che noi chiamiamo Branding e Content.

Steve Johnson / Unsplash

Per l’arte funziona in modo diverso. In questo caso, la storia e il contenuto esistono già, il compito del marketing non è creare qualcosa di nuovo ma promuovere e far emergere il brand nel modo più coerente possibile rispetto al prodotto (artistico). In breve, qui la promozione (o lead generation) è tutto. O almeno gran parte del lavoro del marketer.

Se in passato l’arte era vista come la cosa più elitaria di tutte, oggi invece deve aprirsi al mondo, essere accessibile a tutti. Del resto, non esistendo più mecenati, questi artisti dovranno pur trovare di che vivere, no? Il “di che vivere” viene proprio dal numero di persone che l’artista riesce a coinvolgere comunicando la sua arte.Vale la solita regola per cui potrai anche realizzare l’opera d’arte più bella del mondo ma se nessuno la conosce quell’opera non esiste. Quindi ti serve un marketer che ti promuova per essere notato nel mondo dell’arte ed esistere come artista (o museo, o fondazione, o galleria…).

Come farsi notare nel mondo dell’arte? Il caso Artissima

La parola d’ordine qui è moltiplicazione. Non quella cosa noiosissima che ci facevano fare alle elementari – e pochi di noi sanno fare ancora oggi – moltiplicazione intesa come effetto moltiplicativo. Funziona così. Prendiamo il caso Artissima.

Fondata nel 1994 e curata da una società che afferisce alla Fondazione Torino Musei, oltre all’investimento iniziale e cadenzato a ogni edizione, col tempo è entrata così tanto nel lessico dei torinesi (e non solo) che questi hanno iniziato a parlare di Artissima spargendo la voce a chi non aveva ancora ricevuto la notizia, ampliando il messaggio. Il passaparola ha un effetto moltiplicativo enorme sull’attenzione del pubblico e costa, praticamente, zero perché non comporta una spesa viva aggiuntiva. Ciò che costa davvero è avere un’idea che renda la promozione viva, che attiri l’attenzione: una volta acchiappato il primo nel pubblico, se l’idea è buona e viene comunicata nel modo giusto, tutto il pubblico si volterà a guardare voi e la vostra arte.

Ecco perché, il fatto che negli ultimi anni, accanto ad Artissima si siano avute altre attività con nomi simili non ha distolto l’attenzione da Artissima ma ha contribuito a darne dell’altra. E quindi sono note DIFFUSISSIMA, POVERISSIMA, PARATISSIMA.Il risultato di tutta questa attività? Nel capoluogo piemontese l’arte, ormai, non è più bellissima, è ARTISSIMA, la madre di tutte le occasioni d’arte della città. Qualunque tipo di evento artistico che sfrutti il superlativo –issima avrà successo (probabilmente) perché verrà associato alla più famosa ARTISSIMA. E ARTISSIMA, per ogni evento che finisce in –issima, trarrà giovamento perché verrà sempre tirata in ballo e ricordata. L’effetto moltiplicativo del marketing dell’arte, a zero costi. Ma c’è di più.

Artissima 2019 – Torino / Creative Common License

L’arte di diffondersi. Il caso Diffusissima

“Un nuovo format in grado di rivoluzionare il modo di fruizione dell’arte, non più solo nei luoghi canonici, ma in posti comuni che frequentiamo tutti i giorni”: sul sito Diffusissima è così che ne parla Artàporter e da questa breve frase, fra le altre, si può capire qual è il plus dell’arte oggi e il modo corretto di comunicarla.

La parola chiave è diffondersi, fra chi? Fra tutti! L’obiettivo dell’arte – molto diverso da quei mecenati che ne godevano un bel po’ di tempo fa – è quello di arrivare a tutti, di avere un linguaggio comprensibile da tutti. Arrivare ovunque, anche nei luoghi dove non ci aspetteremo di trovarla. È la prima volta che accade? Ovviamente no, gli esempi in questo caso si sprecano.

Avete presente la comunicazione degli Uffizi di Firenze su TikTok a opera della SMM Ilde Forgione? Fra le Muse di Apollo che ballano sul reggaeton e la partnership con Chiara Ferragni, gli Uffizi oggi parlano a un pubblico che prima sembrava inafferrabile: i famigerati under25.

E se invece parliamo del Louvre di Parigi? Fa rima con Uniqlo: il brand di abbigliamento fino al 2024 ha la licenza per utilizzare i capolavori del museo sui propri capi. Così, anche un under30 che non conosce dov’è Samotracia potrà andare in giro con la famosa Nike tutti i giorni.Sembra poco, e lo pensavamo anche noi prima di entrare nel mondo dell’arte con alcuni clienti, e invece è tutto. Oggi, esiste una sola regola d’oro per promuoversi nel mondo dell’arte: purché ne parlino tutti, o tutt* o tuttǝ.

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